Oggi la Giornata Mondiale : Endometriosi, occhio al disagio di un ospite indesiderato

L’endometriosi è, oppure no, una malattia autoimmune? In occasione della Giornata Mondiale dell’endometriosi (28 Marzo), con l’aiuto degli esperti proviamo a rispondere a questo quesito che si pongono tantissime donne, almeno 1 donna su 10 in età riproduttiva e circa il 30-50% delle donne infertili o che hanno difficoltà a concepire. Una schiera di circa 3 milioni di donne, secondo le stime del Ministero della Salute: tutte con diagnosi conclamata, tutte che si portano ‘dentro’ il disagio fisico e il peso psicologico indotto dalla problematica.

Di che si tratta. L’endometriosi deve il suo nome all’endometrio, cioè alla mucosa che riveste la cavità uterina, la quale di norma rimane all’interno dell’utero ma può capitare che fuoriesca da questa sede, anche molto precocemente, in alcuni casi già alla prima mestruazione (menarca), e accompagnare la donna fino alla menopausa. Purtroppo generando dei problemi: dolore mestruale, che potrebbe essere cronico e persistente, aggravandosi durante il ciclo, o durante i rapporti sessuali. Questo è un ‘sintomo’ indicazione: il dolore in questi due contesti non è normale, pertanto può essere un campanello di allarme per endometriosi e non va taciuto. Tanto più se c’è famigliarità : avere una madre o una sorella con endometriosi, aumenta di sette volte il rischio di poterla sviluppare. Dunque, meglio una vista in più dal medico di famiglia o dal ginecologo che una di meno e togliere il sospetto con una diagnosi. In ultimo potrebbe favorire infertilità .

La diagnosi. E’ un annoso problema, proprio così; infatti potrebbero passare anche fino a 8 anni prima di avere certezza di soffrire di endometriosi. Come mai? C’entrano anche le cause della problematica non del tutto chiare: si fanno diverse ipotesi tra cui che sia di origine autoimmune, cioè generata da una risposta importante scatenata dall’organismo nei confronti delle cellule endometriali che rivestono l’interno dell’utero. «La loro anomala localizzazione al di fuori della sede naturale – spiega Manuela Farris, ginecologa – stimolerebbe infiammazione e dolore, contribuendo così alla formazione di aderenze tra tessuti adiacenti. Ciò spiegherebbe la varietà di sintomi: dolore pelvico, durante i rapporti sessuali, infertilità , dolore alla schiena, stanchezza cronica e diverse altre manifestazioni». Una ipotesi affatto azzardata considerando che la malattia autoimmune è femmina, più tipica della donna: pensiamo ad esempio all’artrite reumatoide, al LES (lupus eritomatoso sistemico). Pare inoltre che il sistema immunitario sia implicato nella possibile progressione dell’endometriosi. «Capire se ciò è vero -aggiunge la dottoressa – aiuterebbe a mettere a punto approcci terapeutici mirati, come le immunoterapie che si sono già dimostrate efficaci in malattie su base autoimmune e fra queste l’artrite reumatoide. Una volta diagnosticata, l’endometriosi può comunque essere affrontata con diversi trattamenti che consentono alle donne di vivere senza i dolori legati alla malattia». Inoltre si ipotizza che l’endometriosi essere dovuta alla teoria di Sampson (o teoria delle mestruazioni retrograde), che è anche la più accreditata, secondo cui alcune cellule durante le mestruazioni prenderebbero la direzione sbagliata e anziché uscire dalla vagina, si dirigerebbero verso le tube e da qui raggiungere anche l’ovaio, l’addome o altri organi.

Cosa fare. Attenzione al dolore innanzitutto. «In caso di mestruazioni dolorose e/o abbondanti ‘ raccomanda l’esperta – è sempre bene consultare un ginecologo ed eseguire su sua indicazione, se necessario, alcune indagini strumentali come l’ecografia, per confermare o escludere la patologia. A questo punto, se indicato, si avvia una terapia farmacologica, mentre l’intervento chirurgico è riservato solo a situazioni molto gravi e sempre dopo avere eseguito una risonanza magnetica. Consiglio, inoltre di tenere un diario dei sintomi perché può essere difficile distinguere l’endometriosi da altre condizioni mediche simili, aiutando così il medico a fare una corretta diagnosi». L’endometriosi può essere invalidante e avere ripercussioni sulla qualità della vita e sulle relazioni: non lasciamoci intrappolare dallo stigma e pregiudizio che ancora la contornano in ambienti sociali, in famiglia al lavoro.

Parliamone insieme e insieme vinciamo questo tabù

– A cura di Francesca Morelli

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